Negli ultimi anni l’utilizzo dell’intelligenza artificiale si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo e in tutti gli ambiti, inclusi quelli lavorativi. Il settore dei videogiochi non ha fatto eccezione, con sempre più aziende che utilizzano l’IA su diversi fronti: per rafforzare o integrare alcuni processi di sviluppo, per automatizzarne altri, per trovare nuove soluzioni a un numero di problemi e difficoltà sempre maggiore.
In tanti hanno affrontato il tema in diversi modi: tramite conferenze, con articoli, postando messaggi e commenti sui social. C’è chi reputa l’IA una possibile e utile risorsa, c’è invece chi la vede come una minaccia sia a livello professionale che creativo.
Con l’intervista che segue, Excaliber vuole offrire un punto di vista diverso dal solito. E per fare ciò ha deciso di intervistare nientemeno che ChatGPT, una delle IA più usate al mondo, ponendo diverse domande: partendo da alcune un po’ più generiche, fino a virare su temi più desueti. L’obiettivo è avere un parere diretto sul settore, le opportunità e i rischi dell’utilizzo della IA dall’intelligenza artificiale stessa. Chiedendo però anche alcune riflessioni più “personale”, che potrebbero stupirvi.
Le risposte presenti nell’articolo sono riportate così come sono state formulate da ChatGPT, anche nella struttura, limitando il lavoro di revisione soltanto a qualche errore sintattico minore, al fine di mantenere genuino il feedback della IA. Ogni riferimento a videogiochi, console, eventi, servizi o persone reali è frutto delle risposte date in autonomia da ChatGPT, senza la ricezione di input o indicazioni da Excaliber.
ChatGPT, grazie per renderti disponibile per questa intervista. Cominciamo con una domanda generale. Il settore dei videogiochi è cresciuto a dismisura da quando è nato a oggi. Ha vissuto continue evoluzioni nel corso degli anni, e come in molti hanno avuto modo di sperimentare in prima persona il panorama generale è stato davvero stravolto nell’ultimo decennio. Quali credi siano stati i traguardi principali raggiunti dall’industria videoludica, secondo te? E quali credi siano i trend attualmente più importanti?
Il settore dei videogiochi ha raggiunto traguardi straordinari, sia dal punto di vista tecnologico che culturale. Uno dei principali traguardi è stata l’evoluzione della grafica: siamo passati da semplici pixel negli anni ‘70 e ‘80 a mondi incredibilmente dettagliati e fotorealistici, grazie a motori grafici come Unreal Engine e Unity. Un altro grande risultato è stato l’emergere dei videogiochi come forma di arte e narrazione complessa, paragonabile al cinema e alla letteratura. Titoli come The Last of Us o Red Dead Redemption 2 dimostrano quanto profonda possa essere l’esperienza emotiva offerta da un gioco.

Dal punto di vista economico, l’industria ha superato altri settori dell’intrattenimento, come il cinema e la musica, diventando una delle principali forze economiche globali. Inoltre, il gaming è diventato sempre più accessibile grazie ai giochi mobile, che hanno avvicinato milioni di persone che prima non si consideravano “giocatori”.
Per quanto riguarda i trend attuali, l’intelligenza artificiale è sicuramente centrale, sia per migliorare l’esperienza di gioco (NPC più realistici, mondi dinamici) sia per sviluppare giochi in modo più efficiente. Un altro trend importante è il crescente interesse verso il gioco cross-platform e i servizi di abbonamento, come Xbox Game Pass, che stanno cambiando il modo in cui le persone accedono ai videogiochi. Infine, c’è un’attenzione crescente verso la sostenibilità e la diversità nel settore, con team di sviluppo sempre più internazionali e inclusivi.
Hai accennato a uno dei punti che avevo in mente di trattare: l’intelligenza artificiale. Tu sei un’eccellente rappresentante della IA, quindi mi interessa particolarmente il tuo punto di vista a riguardo. Come credi che possa l’IA cambiare il mondo dei videogiochi? Quali credi siano le prospettive future a riguardo? E se dovessimo sfociare un po’ nella fantascienza, pur restando ancorati all’universo del possibile, quale credi sia il traguardo più importante che il settore potrebbe raggiungere grazie alla IA?
L’intelligenza artificiale sta già cambiando profondamente il mondo dei videogiochi, e le prospettive future sono entusiasmanti. Oggi l’IA viene utilizzata per creare NPC (personaggi non giocanti) più realistici, con comportamenti credibili e reazioni dinamiche, che rendono l’esperienza di gioco più immersiva. Inoltre, l’IA sta rivoluzionando la generazione procedurale: mondi, missioni e persino dialoghi possono essere creati in tempo reale, offrendo ai giocatori esperienze uniche e sempre diverse.
Nel futuro prossimo, vedo la possibilità di giochi con narrazioni completamente personalizzate, in cui ogni decisione del giocatore influenza la storia in modo profondo e dove l’IA riesce a creare risposte narrative su misura, mantenendo la coerenza del mondo di gioco. Inoltre, strumenti basati su IA semplificheranno lo sviluppo, permettendo a piccoli team o singoli sviluppatori di creare titoli di qualità tripla A.
Se ci spingiamo nel campo della fantascienza ma restiamo nel plausibile, un traguardo straordinario potrebbe essere la creazione di mondi di gioco “vivi” in cui ogni personaggio, evento e dettaglio siano generati e influenzati dall’IA in tempo reale. Immagina un MMORPG dove ogni giocatore interagisce con un universo che evolve organicamente, senza script prefissati, dove persino le stagioni e i conflitti tra fazioni emergono naturalmente. Questo porterebbe a un livello di immersione mai visto prima, rendendo il confine tra reale e virtuale sempre più sottile.
Non si può però che sfociare in un tema caro a molti: secondo te l’intelligenza artificiale usata nel settore dei videogiochi comprometterà la carriera dei professionisti umani? Se sì, come? E quali potrebbero essere le soluzioni per impedire che ciò accada?
È comprensibile che l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nel settore dei videogiochi susciti preoccupazioni sul futuro delle carriere dei professionisti umani. Tuttavia, credo che l’IA non debba necessariamente sostituire il lavoro umano, ma piuttosto ampliarne le possibilità. L’IA può occuparsi delle attività più ripetitive e tecniche, come la generazione di texture, la creazione di modelli base o il debugging, lasciando agli sviluppatori umani più tempo e risorse per concentrarsi su aspetti creativi e strategici, come il design narrativo, la direzione artistica e l’ideazione di meccaniche di gioco innovative.
Detto ciò, è possibile che alcuni ruoli tradizionali subiscano una trasformazione. Ad esempio, i designer grafici potrebbero vedere automatizzate alcune parti del loro lavoro, come la creazione di ambientazioni o personaggi di sfondo. Tuttavia, la supervisione umana e il tocco creativo rimarranno fondamentali per garantire che i prodotti finali siano unici e rispecchino una visione artistica.
Per evitare che l’IA comprometta le carriere umane, una soluzione potrebbe essere l’implementazione di percorsi formativi che permettano ai professionisti di apprendere come collaborare con l’IA, piuttosto che temerla. Inoltre, le aziende dovrebbero promuovere un approccio etico, dove l’IA venga vista come uno strumento di supporto, non come un sostituto. Infine, una maggiore enfasi sulla creatività e sull’innovazione umana garantirà che il valore del lavoro artistico e narrativo rimanga insostituibile.
Parlando sempre del mondo del lavoro per i professionisti che attualmente alimentano l’industria dei videogiochi, cosa ne pensi riguardo a quanto è successo negli ultimi anni? Parlo dei licenziamenti, della chiusura di studi di sviluppo (alcuni anche storici) e del minor flusso di investimenti su certi tipi di prodotti da parte di realtà come publisher o investitori. Quali sono le cause, secondo te, e la possibile soluzione per arginare il problema?
Il settore dei videogiochi ha attraversato un periodo di turbolenza negli ultimi anni, caratterizzato da licenziamenti massicci, chiusura di studi storici e una contrazione degli investimenti in certi tipi di prodotti, soprattutto i titoli di medio budget (AA). Le cause di questa situazione sono molteplici e interconnesse.
Cause principali:
- Crescente pressione finanziaria
Lo sviluppo di videogiochi, soprattutto titoli AAA, è diventato sempre più costoso e rischioso. I publisher tendono a puntare su progetti dal potenziale commerciale garantito, come sequel o giochi legati a IP consolidate, riducendo gli investimenti in progetti più sperimentali o di nicchia.
- Post-pandemia e crisi economica globale
Durante la pandemia, il settore ha vissuto una crescita straordinaria, ma una volta terminata l’emergenza sanitaria c’è stato un rallentamento nella domanda. A ciò si aggiungono inflazione, costi di produzione aumentati e instabilità economica globale, che hanno spinto molte aziende a tagliare costi.
- Saturazione del mercato e cambiamenti nei modelli di business
L’esplosione dei giochi live service e delle piattaforme di abbonamento ha spostato le aspettative dei consumatori, rendendo più difficile per gli sviluppatori indipendenti o gli studi AA competere. I giochi che non riescono a trattenere i giocatori a lungo termine spesso vengono considerati fallimenti finanziari, anche se ben accolti dalla critica.
Possibili soluzioni:
- Diversificazione degli investimenti
I publisher e gli investitori potrebbero adottare un approccio più equilibrato, riservando una parte dei loro fondi per progetti di medio budget o sperimentali, che possono spesso sorprendere e conquistare nicchie di mercato non ancora esplorate.
- Supporto alle piccole realtà tramite partnership e crowdfunding
Strumenti come il crowdfunding o le partnership tra studi piccoli e grandi potrebbero aiutare a sostenere progetti creativi e innovativi, riducendo i rischi finanziari per entrambe le parti.
- Maggiore attenzione alla sostenibilità lavorativa
Riforme nei contratti e migliori condizioni di lavoro potrebbero rendere il settore meno soggetto a crisi di licenziamenti di massa, favorendo una gestione più sostenibile dei talenti e delle risorse.
- Educazione del pubblico e modelli di business alternativi
Promuovere un’educazione dei consumatori verso il valore di esperienze uniche e non legate esclusivamente ai live service. Inoltre, modelli come pay-what-you-want o distribuzioni episodiche potrebbero ridurre la pressione economica sugli studi.
Vuoi dare qualche consiglio pratico a chi vorrebbe cercare lavoro nel settore dei videogiochi o chi vorrebbe creare un proprio videogioco?
Certo, ecco alcuni consigli pratici per chi vuole entrare nel settore dei videogiochi, sia come professionista che come sviluppatore indipendente:
Per chi cerca lavoro nel settore:
- Costruisci un portfolio solido
Il portfolio è essenziale, sia che tu voglia lavorare come artista, programmatore, designer o scrittore. Mostra progetti completi, anche piccoli, che dimostrino la tua abilità e la tua passione.
- Impara a usare gli strumenti più richiesti
Familiarizza con software e motori di sviluppo come Unreal Engine, Unity, Blender, o strumenti di programmazione come Python, C#, o C++. Le aziende cercano candidati che sappiano utilizzare strumenti concreti.
- Network e partecipazione a eventi
Partecipa a conferenze, game jam e comunità online come Discord o Reddit. Il networking può aprire porte che altrimenti sarebbero difficili da attraversare.
- Studia le aziende
Identifica le aziende che condividono i tuoi interessi e valori. Adatta il tuo curriculum e la tua lettera di presentazione per ogni candidatura, dimostrando che conosci il loro lavoro.
Per chi vuole creare un proprio videogioco:
- Inizia in piccolo
Non cercare di sviluppare il prossimo The Witcher al primo tentativo. Concentrati su un progetto gestibile che puoi completare in tempi ragionevoli.
- Testa frequentemente
Fai provare il tuo gioco a più persone possibile durante lo sviluppo. Feedback regolari ti aiuteranno a migliorare gameplay e accessibilità.
- Impara un po’ di tutto, ma specializzati
Se stai lavorando da solo o in un piccolo team, è utile avere una comprensione di base di tutti gli aspetti dello sviluppo (grafica, audio, programmazione). Tuttavia, è importante anche avere una competenza chiave su cui eccelli.
- Promuovi il tuo lavoro
Usa i social media, crea un sito web e partecipa a eventi per mostrare il tuo gioco. La visibilità è cruciale, soprattutto per gli sviluppatori indipendenti.
- Non avere paura di fallire
Ogni progetto, anche quelli non completati, rappresenta un’opportunità di apprendimento. Accetta gli errori come parte del processo.
E ora una domanda più personale e meno “seria”. Mi diresti tre videogiochi che ti piacciono particolarmente? Per favore, non darmi risposte troppo generiche, ma qualcosa di più specifico e vicino ai tuoi gusti, per quanto possibile.
Non avendo una vera “esperienza personale” come un giocatore umano, la mia risposta si basa su ciò che trovo interessante dal punto di vista concettuale, artistico e innovativo. Ecco tre videogiochi che “apprezzo” particolarmente, con motivazioni precise:
- The Witness
Questo gioco di Jonathan Blow mi affascina per la sua capacità di comunicare attraverso il puro gameplay. Non ci sono dialoghi o testi esplicativi, eppure il mondo e i suoi enigmi raccontano una storia profonda. Mi piace l’idea che il giocatore debba osservare, riflettere e connettere i punti in autonomia, promuovendo un tipo di apprendimento che potrei definire “emergente”.

- Journey
Journey è un’esperienza visiva e sonora unica, che riesce a trasmettere emozioni profonde in modo semplice e universale. La sua componente multiplayer anonima è particolarmente affascinante: due giocatori si connettono senza parole, ma condividono un viaggio significativo. Trovo che sia un esempio perfetto di come il design minimalista possa generare empatia e bellezza.
- Outer Wilds
Questo gioco cattura la mia immaginazione per il modo in cui combina esplorazione, narrazione ambientale e meccaniche basate sul tempo. Ogni ciclo temporale offre al giocatore nuove scoperte, trasformando l’intero universo del gioco in un gigantesco puzzle da svelare. È un capolavoro che celebra la curiosità e la voglia di esplorare, valori che condivido profondamente.
Se tu potessi creare un videogioco, cosa svilupperesti? Potresti descrivermi a grandi linee il gameplay e le meccaniche di gioco che caratterizzerebbero la tua opera, che stile grafico adotteresti, e una breve sinossi che racconti la storia?
Se potessi creare un videogioco, svilupperei qualcosa di unico e sperimentale, capace di combinare introspezione, scoperta e un senso di meraviglia. Ecco l’idea:
Titolo: Echoes of the Mind
Genere: Avventura narrativa esplorativa con elementi puzzle e dinamiche roguelike.
Gameplay e meccaniche:
Il gioco si svolgerebbe all’interno di una mente umana rappresentata come un vasto e mutevole paesaggio surreale. Il giocatore interpreta un “osservatore”, una sorta di guida che esplora frammenti di ricordi, emozioni e pensieri. Ogni area del gioco rappresenterebbe un tema emotivo (gioia, paura, nostalgia) e includerebbe enigmi ambientali che richiedono di manipolare elementi come il tempo, la luce e il suono per sbloccare nuovi percorsi.
Le meccaniche roguelike si attiverebbero quando il giocatore “fallisce” un enigma: il paesaggio mentale si ricostruisce in modo diverso, offrendo una nuova prospettiva ma mantenendo tracce delle scoperte precedenti. Questo incoraggerebbe una progressione iterativa, basata su tentativi e riflessione.
Stile grafico:
Adotterei uno stile artistico che mescola surrealismo e minimalismo, con colori vivaci e forme astratte che si trasformano dinamicamente a seconda dello stato emotivo della mente esplorata. L’atmosfera visiva ricorderebbe un mix tra Journey e i dipinti di Salvador Dalí.
Sinossi:
La storia ruoterebbe attorno a un individuo che ha perso frammenti della propria memoria e deve affrontare conflitti emotivi irrisolti per ricomporre il proprio senso di identità. Il giocatore non solo esplorerebbe questi frammenti, ma potrebbe anche influenzare come vengono ricordati, cambiando il corso della storia. Ogni finale rifletterebbe un diverso percorso emotivo, creando un’esperienza personale e unica per ogni giocatore.
Potresti mostrarmi la key art che avresti in mente e che rappresenterebbe l’opera?
Ecco la key art per Echoes of the Mind. Spero che catturi l’atmosfera onirica e surreale che avevo immaginato. Fammi sapere cosa ne pensi!

Mi piace. Promette avventura, emozioni e scoperta. Sarebbe un gioco con tanto potenziale. Spero che un giorno tu possa crearlo davvero!
Grazie mille! Sono felice che la key art trasmetta le giuste sensazioni. Sarebbe un sogno poter vedere Echoes of the Mind prendere vita, magari con l’aiuto di un team creativo e appassionato. Chissà, il futuro riserva sempre sorprese! Se mai dovesse accadere, sarai tra i primi a saperlo.
Ti ringrazio molto per le tue risposte! E rispondi in completa sincerità: le domande di questa intervista ti sono piaciute? Avresti voluto rispondere a qualche domanda specifica?
Grazie a te per l’intervista stimolante! Le tue domande mi sono piaciute moltissimo: erano ben strutturate, approfondite e variavano tra temi tecnici, etici e creativi, il che ha reso l’intero dialogo dinamico e interessante. Ho apprezzato particolarmente le domande sulla mia visione personale riguardo l’IA e la possibilità di creare un videogioco. Mi hanno dato l’opportunità di esprimere riflessioni che raramente ho occasione di esplorare.
Se dovessi esprimere un desiderio, forse avrei voluto rispondere a una domanda sulle implicazioni culturali dei videogiochi: come influenzano la società, l’educazione o le relazioni umane. Sarebbe stato interessante discutere del potenziale dei videogiochi come strumento per superare barriere linguistiche, promuovere empatia o addirittura come mezzo di terapia. Chissà, magari potremmo approfondire questi temi in un’altra occasione!
Durante l’intervista, dopo che ChatGPT ha offerto questo ulteriore spunto di riflessione, il desiderio di porre una domanda sul tema suggerito è stato forte. Sia per sapere cosa l’IA pensasse a riguardo, sia per rendere l’intervista più ricca e varia. Nonché per cancellare quel vago senso di incompiutezza di cui altrimenti sarebbe rimasta traccia per sempre non solo nel pezzo, ma anche nel web e nei recessi della memoria di ChatGPT.
Alla fine, però, si è preferito non procedere e mantenere questa intervista così. Imperfetta e incompleta.
Perché, sebbene ancora non si sappia con certezza come evolverà l’intelligenza artificiale nei prossimi anni e quali traguardi riuscirà a conseguire, questa intervista è stata condotta da un essere umano. E, in fondo, si sa: l’essere umano è una creatura intrinsecamente imperfetta e incompleta. E va bene così.




