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Il Tax Credit Videogiochi è una misura lanciata in Italia per la prima volta nel 2021 – nonostante fosse già prevista dall’ormai lontano 2016 per effetto della cosiddetta “Legge Cinema” e dopo essere stata a lungo sostenuta da IIDEA (all’epoca ancora AESVI) – che prevede l’applicazione di un credito fiscale del 25% (fino a un massimo di 1 milione di euro per azienda, all’anno) rispetto all’importo totale investito per la produzione di un videogioco.

L’iter per la richiesta, l’ottenimento e la successiva conferma di questo credito fiscale prevede la presentazione di una domanda contenente tutte le specifiche del videogioco che si andrà a sviluppare, fino alla conferma finale – al termine del periodo di sviluppo ed entro un tempo limite dalla data di prima uscita sul mercato – alla quale si accompagna la consegna di una duplice copia digitale (o video playthrough) del prodotto realizzato.

Nonostante non si tratti di un finanziamento diretto, dal momento che non comporta il trasferimento di denaro verso il game developer, il tax credit è tipicamente uno degli strumenti più utili per sostenere produzioni grandi e piccole, in quanto consente ai beneficiari di abbattere considerevolmente le spese fiscali quando si tratta di pagare dipendenti o tasse, liberando di fatto risorse aggiuntive che possono essere destinate allo stesso progetto o ad attività diverse. Non è un caso se negli anni proprio la strada della concessione di crediti fiscali sia diventata lo strumento privilegiato per sostenere le industrie culturali e creative, e più nello specifico l’industria dei videogiochi, a tutte le latitudini. Storicamente, Francia e UK hanno inaugurato la strada nella prima decade del 2000, seguiti dal Canada e via via da molti altri paesi in giro per il mondo, fino al più recente riconoscimento – da parte del Parlamento Europeo – dell’importanza di questo strumento per il futuro del settore a livello continentale.

A distanza ormai di qualche anno dall’entrata a regime in Italia, proviamo a tracciare un primo bilancio con l’aiuto del Direttore Generale della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, il Dott. Nicola Borrelli, a capo della Direzione Generale del Ministero della Cultura responsabile dell’applicazione e della gestione del Tax Credit Videogiochi.

Direttore Generale della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, il Dott. Nicola Borrelli

Siamo ormai in procinto di entrare nella quarta sessione del Tax Credit Videogiochi. Sono ormai decine le aziende, grandi e piccole, che hanno beneficiato di questo strumento, e ancora più numerosi i progetti, alcuni dei quali già arrivati sul mercato con ottimi risultati. È possibile tracciare un primo bilancio di questa misura, dal punto di vista del Ministero?

In questi 3 anni sono stati finanziati tramite tax credit 117 nuovi videogiochi italiani a cui corrispondono 99 diverse società di sviluppo che hanno beneficiato, per una o più nuove opere da esse prodotte, di questo incentivo fiscale gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura.

Da una sessione annuale alla successiva abbiamo visto aumentare il numero dei richiedenti e di conseguenza dei beneficiari e dei videogiochi prodotti. Ci piace pensare che il tax credit abbia permesso di produrre videogiochi che altrimenti non sarebbero stati fatti o che comunque abbia permesso di farli meglio, con un budget più ampio, con un team di sviluppo regolarmente assunto, con una maggiore attrattiva per investitori e publisher derivante anche dal riconoscimento ufficiale, da parte del Ministero della Cultura, del valore culturale e innovativo di quei progetti.

Rispetto ai criteri con cui è stato introdotto qui in Italia – tax credit al 25%, con un massimale di 1 milione di euro per azienda – guardando al resto d’Europa, è possibile vedere sempre più Paesi membri introdurre analoghe misure, con parametri sempre più vantaggiosi per i produttori di videogiochi. Tra le ultime c’è l’Irlanda, ad esempio, con un tax credit al 32% e un massimale di 8 milioni di euro. Quali sono le prospettive per la misura in Italia?

L’attuale regime di aiuto statale alla produzione di videogiochi italiani, autorizzato dalla Commissione Europea nel 2021, resterà in vigore fino al 2026. Alla scadenza dovremo sicuramente riconsiderare la disciplina del tax credit e i suoi possibili miglioramenti lavorando, se ci saranno adeguate risorse e prospettive di crescita, anche all’ampliamento della misura.

Il tax credit ha spesso una funzione non solo di sostegno per le aziende locali, ma anche di attrattore di investimenti per realtà multinazionali che assumono decisioni strategiche di investimento sulla base delle migliori condizioni fiscali offerte sui territori. Spesso vediamo sponsorizzazioni nazionali o regionali in eventi internazionali di settore, tese proprio a orientare quelle decisioni. Se guardiamo in casa nostra, in questo momento storico, l’Italia potrebbe offrire condizioni vantaggiose agli investitori, principalmente grazie al fatto che stanno aumentando le competenze a fronte di costi relativamente più bassi rispetto ad altre aree d’Europa. Che ruolo può giocare il Ministero in questa gara europea (ed extra-europea) a chi si aggiudicherà il prossimo investimento?

Uno degli obiettivi del sistema – tax credit, che prevede l’assegnazione di un credito d’imposta proporzionale alle spese sostenute dal produttore, è sempre stato quello di migliorare la competitività delle produzioni nazionali, rendendo più conveniente investire in esse da parte di finanziatori anche stranieri. Siamo consapevoli che più sosteniamo le produzioni nazionali, più queste diventano appetibili rispetto alle concorrenti e speriamo di continuare a farlo sempre meglio.

Va anche ricordato che l’obiettivo principale del Tax Credit Videogiochi e la ragione per cui è amministrato proprio dal Ministero della Cultura sono da ricercare nella finalità di incentivare la produzione di videogiochi caratterizzati da contenuti culturali italiani, che sono naturalmente più deboli rispetto alle produzioni caratterizzate da contenuti in linea con i trend di mercato. Il nostro primo compito è sostenere e facilitare gli investimenti in produzioni che si discostano dalle tendenze del mercato ma che sono in grado di valorizzare il patrimonio culturale italiano ed europeo.

L’obiettivo del Ministero della Cultura non può essere quello di entrare in una corsa indiscriminata all’accaparramento di investitori ma piuttosto deve essere il rafforzamento della creatività, dell’innovatività e del talento delle produzioni italiane. Da questo punto di vista, il superamento di un esame sul valore culturale del progetto, caratteristica peculiare del Tax Credit Videogiochi, non va visto come una limitazione ma come la garanzia di un aiuto statale il più possibile meritocratico.

Il Ministero, e in particolare le Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, applica ormai da anni diverse misure di sostegno destinate a tutto il comparto audiovisivo, in particolare al cinema. Pensando a questa esperienza storica e guardando a ciò che accade oggi, invece, con un settore per certi versi così peculiare come quello dei videogiochi, quali sono le differenze dal punto di vista dell’istituzione pubblica? Quali sfide e quali difficoltà avete incontrato, o state ancora incontrando, nel rapportarvi con i game developer nostrani?

Per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo aprirsi, a fine 2021, al mondo dei videogiochi è stata una vera sfida. I videogiochi sono prodotti diversissimi dalle altre opere audiovisive a cui eravamo abituati. A differenza di un film che, una volta uscito in sala, resta sempre uguale a sé stesso e prevede una fruizione sostanzialmente passiva, un videogioco è un prodotto interattivo, in continua trasformazione, che offre al fruitore un’esperienza sempre diversa. Ciascun videogioco è molte opere diverse che prendono forma a seconda di chi le gioca. Di fronte ad opere con queste peculiarità, la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo è dovuta partire quasi da zero ma, in questi 3 anni, abbiamo iniziato a conoscere sempre di più questa realtà, con le sue esigenze e le sue tipicità. Non abbiamo avuto la presunzione di piegare le opere videoludiche alla nostra esperienza pregressa con il Cinema ma, al contrario, cerchiamo sempre di trovare le giuste chiavi interpretative ogni volta che sia necessario.

Quanto alla comunità dei game developer italiani, sono stati finora una piacevole scoperta. Abbiamo conosciuto una realtà giovane, preparata, sana e molto concreta che merita tutto l’aiuto possibile per crescere e farsi valere.

Il tax credit viene generalmente considerato uno strumento utile per progetti portati avanti da aziende strutturate, dalle più piccole alle più grandi, che sono già in grado di affrontare un mercato iper-competitivo come quello digitale internazionale. Spesso, però, vediamo realtà indipendenti alle prese con progetti più sperimentali e autoriali – non di rado basati su temi “difficili” o di altissimo valore artistico – alla ricerca di formule innovative con cui testare la risposta del mercato e potenzialmente attrarre l’attenzione del pubblico globale. Una formula che non sempre risulta compatibile con l’accesso al tax credit, ma che di contro beneficerebbe moltissimo di una misura di aiuto selettivo, al pari di quanto avviene nel mondo del cinema. Quante possibilità ci sono, nel futuro, di vedere anche per i videogiochi implementata una misura di questo tipo?

L’istituzione di un contributo selettivo per i videogiochi è un progetto sul quale riflettiamo già da tempo. Sappiamo che un aiuto simile, per quanto piccolo, farebbe la differenza per i developer emergenti che hanno magari degli ottimi progetti in cantiere ma che ancora non possono strutturarsi in forma di società con un capitale sociale importante e dunque non possono accedere al credito d’imposta. Ci piacerebbe arrivare ad investire concretamente sui giovanissimi usciti dalle Università e dalle Accademie e dar loro la possibilità di realizzare le loro opere prime. Quindi sì, un contributo diretto selettivo per i videogiochi è un’idea che condividiamo e si può dire che è tra i nostri progetti per il futuro.

Un ringraziamento al Direttore Generale Dott. Nicola Borrelli e tutta la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura per aver concesso questa intervista e aver condiviso alcune anticipazioni di quello che potrà essere il futuro di questa importante misura in Italia.

Questo articolo-intervista è stato realizzato con la collaborazione di Adriano Bizzoco, già Public Affairs Manager di IIDEA – Italian Interactive Digital Entertainment Association.

Cliccando sul tasto qui sotto è possibile trovare le informazioni utili sul Tax Credit Videogiochi e il collegamento al testo del decreto ministeriale che ha introdotto la misura.

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