Dal 26 al 29 settembre si è svolta l’edizione 2024 del Tokyo Game Show, la principale manifestazione asiatica di videogiochi che si tiene ogni anno nella capitale del Giappone presso la Makuhari Messe a Chiba – nota comunemente anche come TGS. Excaliber non ha mancato questo importante appuntamento e ha presidiato l’area del Selected Indie 80, lo showcase dedicato agli sviluppatori indie, dove era esposto il videogioco The Crazy Hyper-Dungeon Chronicles, titolo sviluppato dallo studio Fix-A-Bug con cui Excaliber sta collaborando.
Quello che segue è un racconto di Giorgio Catania, Founder di Excaliber, scritto per condividere l’esperienza vissuta durante i giorni del TGS e del suo viaggio in Giappone.

Inizio il mio racconto da un dettaglio fondamentale: questa è stata la prima volta a cui ho partecipato al Tokyo Game Show. E, cosa ancora più importante, è stata la prima volta che ho visitato il Giappone, un paese per cui ho sempre nutrito un immenso interesse e in cui ho sempre desiderato andare. In primis per comprendere più a fondo la sua affascinante cultura e le sue antiche tradizioni. Ma anche per poter godere della sua ottima cucina, che io adoro: onigiri, sushi, ramen, takoyaki, sashimi e tante altre prelibatezze. Senza dimenticare che il Giappone è una fonte di ispirazione infinita per chi lavora nell’industria dei videogiochi, essendo peraltro la patria natale di alcune delle mie opere preferite – Final Fantasy, Metal Gear Solid e Silent Hill su tutte.
Partito da Venezia la mattina del 23 settembre, dopo un viaggio durato oltre 20 ore – comprensivo di uno scalo a Helsinki particolarmente lungo dove ho incontrato un collega che non vedevo da anni e che adesso lavora per ByteRockers’ Games – sono giunto a Tokyo carico di aspettative. Il tempo di lasciare le valigie in albergo, situato a dieci minuti a piedi dalla Stazione di Tokyo, e ho raggiunto subito i colleghi e amici di Trinity Team per bere un drink e mangiare insieme una cena a base di carne Kobe in un fantastico ristorante. Il modo migliore per cominciare la mia avventura in Giappone!

Il giorno seguente, dopo una notte di sonno che non ha risentito del jet lag, un’abbondante e nutriente colazione e un’escursione mattutina nel Giardino Nazionale Kokyo Gaien e nel Parco Hibiya, mi sono avviato verso Makuhari Messe per incontrare il team di Fix-A-Bug e preparare la postazione espositiva di The Crazy Hyper-Dungeon Chronicles nello spazio dedicato allo showcase Selected Indie 80. Arrivare a destinazione è stato un gioco da ragazzi grazie alla puntualità della metro giapponese. E addentrarmi nei meandri di Makuhari Messe durante l’allestimento degli spazi è stata un’esperienza emozionante: ho avuto l’occasione di vedere in anteprima le meraviglie che a partire dal giorno successivo avrebbero animato la manifestazione.
Dopo aver concluso i lavori, mi sono avviato a un importante appuntamento: la serata di benvenuto organizzata dall’Ambasciatore d’Italia a Tokyo presso la propria residenza per celebrare la partecipazione degli studi di sviluppo italiani al TGS. Un’ottima occasione per conoscere tante persone e incontrare colleghi e amici che non vedevo da lungo tempo!
L’indomani, giovedì 26 settembre, è finalmente cominciato il Tokyo Game Show. L’importanza di questa manifestazione, che nell’arco dei suoi quattro giorni ha ospitato oltre 270.000 visitatori, è presto spiegata. A partire dall’estensione e i contenuti. Pochi eventi internazionali riescono infatti a competere con le dimensioni del TGS, che quest’anno ha donato vita agli 11 padiglioni della Makuhari Messe con centinaia di stand zeppi di postazioni di gioco in cui giravano sia i più recenti blockbuster videoludici che le produzioni in arrivo nei prossimi mesi. Tutti i principali brand gaming del Giappone, della Cina e della Corea hanno partecipato a questa parata videoludica, in compagnia di diverse grandi firme occidentali. Ed ecco quindi che, camminando tra gli immensi corridoi del TGS, era possibile riconoscere brand di massimo prestigio come PlayStation, Capcom, Square Enix, THQ Nordic, SEGA, Atlus, Konami, Bandai Namco, Devolver Digital, WhisperGames, SNK, Level 5 e tanti altri.

Non sono mancati però nemmeno gli spazi dedicati a realtà più piccole. A partire proprio dallo showcase Selected Indie 80, che ha riunito sotto un’unica bandiera decine e decine di produzioni indipendenti provenienti da tutto il mondo. Per l’Italia, oltre al già citato The Crazy Hyper-Dungeon Chronicles di Fix-A-Bug, era presente Cinema di Trinity Team, studio celebre per i due capitoli di Bud Spencer & Terence Hill: Slaps And Beans e The Darkest Tales. Ma come non fare almeno un cenno a qualcuna delle tante altre meritevoli produzioni? Come il toccante Hollow Home dello studio ucraino Twigames, Haneda Girl e Neon Blood rispettivamente dei team spagnoli Studio Koba e ChaoticBrain Studios, lo sperimentale Hyper Wobbler di Wobbly Labs o l’originale Videoverse di Kinmoku provenienti dalla Germania, Iron Hive giunto fin dal Brasile con Wondernaut Studio, le premiate produzioni coreane Killa realizzata da Black Tangerine e No Case Should Remain Unsolved sviluppata da Somi, Let’s Build a Dungeon di Springloaded basato a Singapore, Neko Odyssey arrivato dalla Thailandia con Secret Character, fino a spostarci nella distante Australia con Copycat di Spoonful of Wonder. Per non dimenticare le opere giapponesi presenti in gran numero. Rustil: Eternal Labyrinth Castle di KIC Games, Saeko: Giantess Dating Sim di Safe Havn Studio, Cassette Boy di Wonderland Kazakiri, il peculiare HoooPizza di DOI Nobuhiro e tante altre ancora.

I primi due giorni del TGS sono stati particolarmente intensi, dal momento che erano dedicati esclusivamente ai meeting business – il motivo principale per cui ero presente all’evento. Per i vari padiglioni della manifestazione si potevano incontrare solo developer, publisher, investitori, giornalisti, influencer e altri professionisti giunti da ogni angolo del globo con il fine di ampliare il proprio network di contatti o siglare accordi commerciali. E il sabato e la domenica è giunto anche il momento di incontrare il grande pubblico: dalla stazione della metropolitana si sono riversati centinaia di migliaia di fan pronti a provare o comprare i loro videogiochi preferiti. Oppure a scattarsi selfie con le centinaia di cosplayer che erano presenti in ogni angolo di Makuhari Messe: non mi era mai capitato di vederne così tanti in un solo evento!

I giorni del Tokyo Game Show sono davvero volati via, offrendo tanto lavoro (ma proprio tanto, visto che in tantissimi hanno provato The Crazy Hyper-Dungeon Chronicles!) ma anche altrettanto divertimento e molte risate.
Una volta terminata la manifestazione è cominciata subito una nuova avventura: per tutta la settimana successiva, infatti, sono rimasto in Giappone per visitare le meraviglie di Kyoto (nuovamente in compagnia degli amici di Trinity Team), le bellezze di Nara e per tornare infine a Tokyo e dedicare gli ultimi due giorni di questa trasferta allo shopping sfrenato. Ho avuto così l’occasione di vedere di persona luoghi eccezionali, di cui avevo letto nei libri e visto scorci negli anime. A partire dal Santuario di Fushimi Inari-Taisha e le migliaia di torii che costellano la salita del Monte Inari. Oppure il Castello di Nijo e il Palazzo Ninomaru, di cui non dimenticherò mai le pareti e i paraventi dorati dipinti dai celebri artisti Kano Tanyu e Naonobu. La bellezza incontaminata della foresta di bambù di Arashiyama. Il padiglione dorato Kinkaku-ji, splendete come il più ricco dei gioielli sotto il caldo sole. O ancora il Parco di Nara, costellato da tantissimi santuari e abitato da migliaia di cervi sempre pronti a esibirsi in simpatici inchini per ricevere cibo dai visitatori.

A concludere questo variopinto quadro di paesaggi ci hanno pensato tre importanti quartieri di Tokyo: Shibuya, con il suo celebre incrocio noto in tutto il mondo; Akihabara, con i suoi negozi invasi ogni giorno da appassionati alla ricerca di manga, anime, action figure ed elettrodomestici di ogni sorta; Minato, che con la Tokyo Tower ha offerto una panoramica mozzafiato della capitale del Paese del Sol Levante.

La mia vacanza è così terminata in un battito di ciglia. E quando è giunto il momento di andare all’aeroporto di Tokyo per imbarcarmi sul volo che mi avrebbe portato nuovamente in Italia, ho fatto una promessa a me stesso: tornerò di nuovo in Giappone. Per visitare Osaka e Hiroshima, di cui mi hanno parlato tanti amici. Magari per fare un salto in Hokkaido quando il foliage tingerà le sue terre dei colori autunnali. Forse per salire sul Monte Fuji, che a questo giro è rimasto sempre timidamente nascosto tra fitte coltri di nubi. Di certo per tornare al Tokyo Game Show e incontrare ancora una volta tanti colleghi.
E, chissà… forse anche per mostrare al mondo il mio videogioco. Ma questa è una storia che racconterò in un’altra occasione!




