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La carriera di TomozoP, sviluppatore giapponese di casual game, è particolarmente interessante.

Il suo percorso comincia quando è uno studente di un liceo tecnico. Desideroso di sperimentare le proprie capacità di sviluppatore, per il suo diploma realizza un progetto con Unity. Qualcosa di semplice, pensato principalmente per mettersi in gioco – nel senso letterale del termine. Il risultato è accolto molto positivamente, tanto che TomozoP inizia a cercare lavoro nell’industria dei videogiochi. La sua passione e volontà di lavorare nel settore è così forte che lo spinge a rifiutare perfino una proposta lavorativa in un altro ambito. Perché fare videogiochi è sempre stato il suo sogno.

Durante la ricerca di un lavoro, però, TomozoP non rimane con le mani in mano. Comincia a sviluppare videogiochi. Il primo è Kyomu Sodate, un titolo in cui il giocatore non deve fare altro che toccare lo schermo del proprio dispositivo mobile per fare crescere il Nulla, una sorta di buco nero che si è materializzato nella stanza del protagonista. Fare crescere questo Nulla fino al raggiungimento massimo delle sue dimensioni non comporta alcun premio o risultato, bensì solo la comparsa su schermo di un messaggio in grado di abbattere la quarta parete e comunicare direttamente con il giocatore, inducendolo a riflessioni sulla propria esistenza e su ciò che una persona è disposta a fare per trascorrere il tempo. Grazie a questo progetto, TomozoP viene notato da una società, KAYAC, che lo assume per lavorare a videogiochi hypercasual.

Grazie a KAYAC, TomozoP comincia così la sua carriera nel settore videoludico. Tuttavia, non smette di creare altri progetti personali. A partire da un running game intitolato Saikyo Retsuden Jidai Hashiru, ovvero Strongest Legend: Run in the Times, nato come ipotetico e bizzarro spinoff di un videogioco puramente fittizio. Dopodiché giunge Ketsutou, un videogioco basato su un’idea folle in cui dei ninja armati di katana devono combattersi fino alla morte. Nulla di apparentemente strano, se non fosse che le katana in questione emergono dal fondoschiena dei combattenti e che quest’ultimi possono attaccarsi tra loro soltanto spiccando salti difficili da calibrare. Quindi, è il turno di Shinkochu, videogioco in cui si controlla un astronauta sulla Luna che deve spostare gli oggetti a gravità zero e risolvere semplici puzzle. E ancora, Power Dogeza, un titolo in cui il giocatore deve esibirsi in sentiti e potenti dogeza – inchini in cui ci si prostra a terra fino a toccare il pavimento con la testa – in grado di creare onde d’urto tanto devastanti da spazzare via ogni cosa.

TomozoP continua a realizzare videogiochi dalle meccaniche semplici ma immediate e divertenti. Fino a quando un giorno scopre GYAAR Studio Indie Game Contest, un concorso realizzato da Bandai Namco, Gyaar Studio e Phoenixx, pensato per supportare lo sviluppo di videogiochi indie e aperto agli sviluppatori indipendenti di tutto il mondo. Così, TomozoP si candida per la prima edizione del contest con il prototipo di un progetto per lui del tutto inedito: The Strongest TOFU, dal giapponese Sugoi Tsuyoi Tofu. Un videogioco più strutturato rispetto alle sue precedenti opere, in cui il giocatore deve superare livelli che si sviluppano in orizzontale o verticale ricchi di ostacoli e nemici di ogni tipo impersonando un cubetto di tofu. Il tutto con la consapevolezza che questo cubetto di tofu può essere distrutto, e quindi eliminato, in tantissimi modi – basta anche solo un semplice salto spiccato in modo impreciso per condurre il nostro bianco e tenero eroe a una fine ingloriosa. “Avevo sempre desiderato creare un titolo da giocare con un controller, così ho deciso di mettermi alla prova proprio con The Strongest TOFU” racconta TomozoP a Excaliber. “Il tutto mantenendo sempre il concetto di creare un gioco semplice basato su un’unica idea. Credo che il mio modo di concepire i videogiochi non sia cambiato molto rispetto ai titoli casual che ho realizzato gli anni prima.”

Una delle tante particolarità di The Strongest TOFU è che il protagonista, questo piccolo cubetto di tofu di aspetto assai fragile, prende ispirazione da qualcosa di basilare. Ovvero, dai modelli 3D che spesso vengono utilizzati dagli sviluppatori in modo temporaneo durante le prime fasi di progettazione dei loro videogiochi, quando l’aspetto dei protagonisti e degli altri personaggi del gioco non è ancora stato definito e per rappresentarli vengono usati, appunto, dei cubi bianchi. “Non so disegnare e non sono bravo a modellare in 3D” ha ammesso TomozoP ripensando all’inizio dello sviluppo di The Strongest TOFU. “Quindi ho provato a fare qualcosa di semplice creando dei cubi.” Cubi che gli hanno riportato subito alla mente le forme del tofu, che è dunque diventato il protagonista del gioco. “Il gameplay di molti titoli, tra cui alcuni blasonati come Splatoon, nascono grazie all’utilizzo di nient’altro che cubi.”

I lavori sul progetto continuano così senza sosta. Fino al grande giorno, quando vengono annunciati i vincitori del GYAAR Studio Indie Game Contest, tra cui spicca proprio The Strongest TOFU. Una vittoria che frutta a TomozoP un premio di 10 milioni di yen – l’equivalente di più di 62.000 euro – che gli permettono di completare lo sviluppo del videogioco, che sfocia nella pubblicazione su Steam lo scorso ottobre. “GYAAR Studio non solo mi ha fornito un importante supporto finanziario” rivela TomozoP “ma mi ha offerto anche molte opportunità per crescere professionalmente come sviluppatore di videogiochi. Tra queste, ha organizzato sessioni di playtest una volta al mese riunendo tutti i vincitori dell’Indie Game Contest e i dipendenti di Bandai Namco al fine di scambiarsi pareri sulle demo dei progetti selezionati. Sia io che gli altri vincitori abbiamo ricevuto consigli estremamente utili da sviluppatori che hanno creato titoli sin dai tempi d’oro dei videogiochi arcade.”

La versione finale di The Strongest TOFU non tradisce il concept originale e offre un gameplay semplice e immediato. Non solo: è presente anche un minigioco infinito chiamato ‘Tofu Factory’. E, come se non bastasse, l’intera opera è accompagnata dalla colonna sonora realizzata dal compositore Ryo Nagamatsu, celebre per aver lavorato alle OST di videogiochi passati alla storia. “Ho inviato la mia richiesta di collaborazione a Nagamatsu direttamente tramite il modulo sul suo sito web” ricorda TomozoP, ripensando a come è entrato in contatto con il maestro. “Ha creato una musica rétro che allo stesso tempo offre un tocco moderno, tenendo conto delle mie sensibilità e del ritmo del gioco. Mi ha perfino dato feedback estremamente precisi sul gioco stesso. È stato molto entusiasta del suo coinvolgimento e credo che il momento più divertente della creazione di questo gioco sia stato chiacchierare con lui su Discord fino a tarda notte!” Oltretutto, i filmati di altissima qualità che si vedono nelle sequenze di intermezzo di The Strongest TOFU, che spiegano come il tofu venga realizzato, sono stati curati proprio dal maestro Nagamatsu, che ha offerto così un supporto che è andato oltre la realizzazione della colonna sonora.

Con una simile ricetta, il successo di The Strongest TOFU era inevitabile. E, infatti, il titolo ha ottenuto un ottimo riscontro in Giappone. “Sono grato che più persone di quante me ne aspettassi abbiano giocato alla mia opera!” L’entusiasmo di TomozoP è davvero genuino. “Sebbene molti giocatori abbiano apprezzato l’aspetto cinematografico dei filmati presenti tra i livelli o altri elementi del gioco, sono particolarmente felice che abbiano gradito anche il ritmo del gameplay e le sensazioni che esso offre, a cui ho dedicato molti sforzi nella realizzazione di The Strongest TOFU.” Non a caso, le sfide affrontate durante lo sviluppo del gioco sono state tante. “È stata la prima volta che ho sviluppato un gioco d’azione platform 2D e ho avuto molte difficoltà nello strutturare il level design. Chi ci ha giocato potrebbe forse capirlo, ma anche posizionare i singoli blocchi a volte si è rivelato complicato. Durante lo sviluppo ho creato il maggior numero di livelli possibile e, testandoli, ho scartato quelli che trovavo noiosi. Chiedendo a sviluppatori con esperienze simili nel level design ho scoperto che anche loro hanno usato un approccio sorprendentemente simile nei propri progetti e ho capito che forse il mio metodo era giusto.”

Di certo ha contribuito al successo del titolo anche il citazionismo di cui The Strongest TOFU è pregno, rappresentato perfettamente da un livello ispirato al classico Donkey Kong del 1981. “The Strongest TOFU ha subito un’influenza molto forte dai giochi del passato, anche se la base del gameplay è ispirata sicuramente a Kirby e Super Mario, in particolare Super Mario Galaxy. In effetti, inizialmente il metodo d’attacco del cubetto di tofu protagonista del gioco era esattamente lo stesso.” Cosa che si può notare da questo breve video postato su X dallo stesso TomozoP.

La domanda che sorge spontanea è: quali nuovi progetti ci si deve aspettare in futuro da TomozoP? Ancora non si sa, una cosa però è certa: “Continuerò a sviluppare videogiochi!” rivela lui con grande entusiasmo. “Mi piacerebbe rilasciarne tanti altri su Steam!” E come ingannare l’attesa se non cimentandosi in The Strongest TOFU? Magari abbinando le sessioni di gioco serali a una cena – indovinate un po’ – a base di tanto, morbido tofu a cubetti.

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