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Andare a dormire quando l’ora è tarda non è sempre ciò che si vuole. Specie quando si è bambini e si vuole continuare a leggere un libro appassionante. O se si vuole giocare ancora un po’ con il proprio videogioco preferito. Magari per terminare quell’ultimo livello rimasto in sospeso, o forse per ottenere un qualche nuovo record. Però tutti noi sappiamo che quando la mamma dice che è ora di mettersi sotto le coperte non esistono proteste che tengano: si deve andare a nanna. A meno che non si decida di disobbedirle.

Questo è l’incipit alla base di Time for Bed, videogioco sviluppato dallo studio indie Nerdy Penguin: il giocatore impersona un bambino che non vuole proprio saperne di finire tra le braccia di Morfeo e preferisce giocare di nascosto sotto le coperte con la sua piccola console portatile simil-Game Boy. Sembra divertente, vero? Lo è, fino a quando però non si scopre che questo non è un videogioco comico, bensì un titolo horror. E il mostro da cui non bisogna farsi catturare non è una creatura delle tenebre, bensì la mamma del bambino che con una regolarità esasperante entra nella cameretta del protagonista per accertarsi che lui stia effettivamente dormendo. Movimenti meccanici, ghigno malefico e occhi rossi degni del peggior robot assassino: così è rappresentata la cara e dolce mammina, il vero e unico nemico di Time for Bed. Sta al giocatore riuscire a ingannarla nascondendo la console sotto il cuscino e fingendosi addormentato con il giusto tempismo. Perché, altrimenti…

“Time for Bed è il nostro primo progetto come team” spiega Hayatoskie, una delle due menti dietro Nerdy Penguin, a Excaliber. “Tutto è cominciato mentre lavoravo a un altro videogioco, il puzzle adventure game Kaleidola. Sviluppare un videogioco in solitaria presenta però tante sfide, soprattutto per quanto riguarda l’accesso e la condivisione di tecnologie e risorse. Proprio per superare queste difficoltà ho deciso di avviare la collaborazione con Damegane.” È così che Hayatoskie e Damegane hanno unito le forze e le idee per realizzare Time for Bed. Un’esperienza che sta permettendo loro di partecipare a diversi eventi e connettersi con la community indie per far crescere la propria rete. Con in mente un obiettivo piuttosto chiaro. “Vogliamo rilasciare un gioco che offra un’esperienza compatta ma soddisfacente. Per i team indie una delle sfide più grandi è semplicemente portare a termine un progetto. Noi vogliamo completare questo gioco per acquisire esperienza e continuare a creare. Piuttosto che limitarci a pubblicare un normale prodotto, vogliamo sfruttare al massimo le risorse limitate a nostra disposizione per creare qualcosa di unico, con l’amore e l’essenza tipici di un gioco indie.”

È cosa nota che i bambini spesso fanno fatica ad addormentarsi perché hanno paura di mostri immaginari nascosti sotto il letto, dietro le tende o dentro l’armadio. Così chiamano le loro mamme per sentirsi protetti e rassicurati. L’ironia alla base di Time for Bed è proprio che questa dinamica viene totalmente ribaltata, trasformando la figura rassicurante della madre nel mostro da cui il bambino non deve farsi scoprire. “Questa idea è nata quando frequentavo una scuola di lingue in Canada” racconta Hayatoskie. “Mentre parlavo con gli altri studenti di esperienze spaventose vissute durante l’infanzia, un compagno cileno mi raccontò di quando da bambino sua madre lo scoprì a guardare la TV di nascosto e, per la rabbia, gli ruppe il televisore. Molti dei nostri compagni si ritrovarono in quella storia e mi resi conto di aver vissuto esperienze simili alle loro. Pensai che, sfruttando questi ricordi, avrei potuto creare qualcosa con cui molte persone potessero identificarsi.” Ed è così che, nuovamente in Giappone, Hayatoskie ha iniziato i lavori su Time for Bed.

L’atmosfera del progetto fonde quindi nostalgia e paura, con lo scopo di riportare il giocatore ai momenti dell’infanzia, arricchendo però il tutto con una nota di inquietudine. Il risultato è ben riuscito anche grazie all’ambientazione curata e alla presenza da co-star della console usata del protagonista. “La sera giocavo sempre ai videogiochi cercando di non farmi scoprire dai miei genitori, proprio come in Time for Bed. Certo, mia madre non era affatto spaventosa come quella del gioco. Ma la tensione che provavo era alle stelle quando sentivo il rumore dei suoi passi.” Hayatoskie e Damegane hanno tratto ispirazione dai classici dell’horror per creare ombre e giochi di luce che trasmettessero un senso di paura realistico e unico, in cui chiunque potesse identificarsi. Anche i poster dei grandi film del passato hanno influenzato lo stile generale dell’opera. “Perfino l’interfaccia utente è stata progettata per evocare un senso come di nostalgia” commenta Hayatoskie. “Ad esempio, la schermata di selezione dei livelli e le istruzioni iniziali sono ispirate ai vecchi manuali d’uso.”

Sono due le principali meccaniche alla base di Time for Bed. Una di queste permette al protagonista di fingersi addormentato, costringendolo a gestire l’ansia nel caso rimanga fermo troppo a lungo. “Inizialmente non avevamo previsto l’aggiunta della gestione dell’ansia nel gioco. Durante i test, però, ci eravamo resi conto che mancava tensione nel caso in cui il giocatore si fingesse addormentato troppo a lungo.” Il team di Nerdy Penguin aveva pensato di associare il game over all’abuso di tale meccanica. Tuttavia, in questo modo il gioco sarebbe diventato troppo difficile. Pertanto, ha optato a una penalità più adatta alle atmosfere del progetto: ha inserito una distorsione dello schermo che rappresenta il disagio vissuto dal bambino che disobbedisce alla mamma. Con il tempo questa distorsione visiva diventa sempre più invadente, rendendo i passi della madre e la debole luce rossa emessa dai suoi occhi ancora più inquietanti. “Il giocatore deve scegliere il momento giusto per alzarsi e riprendere a giocare. L’obiettivo, quindi, non è tanto punire il giocatore quanto introdurre una sfida unica che crea tensione.”

L’altra meccanica particolarmente importante di Time for Bed è la necessità del bambino di giocare costantemente con la sua console, nel tentativo di completare tre videogiochi che si ispirano a diversi classici del passato. “Dal momento che il giocatore deve terminarli evitando di essere scoperto dalla mamma, per mantenere un buon bilanciamento ci siamo concentrati sull’inserire comandi semplici. Abbiamo evitato di adottare dinamiche troppo complesse che avrebbero potuto rendere l’esperienza frustrante” dice Hayatoskie a Excaliber. Non bisogna fare l’errore di pensare che concludere questi tre giochi sia una missione facile: con il progredire dei livelli, infatti, la difficoltà dei giochi aumenta. “Abbiamo introdotto varietà e creatività per mantenere l’esperienza coinvolgente e non opprimente.” Questa trovata, all’apparenza davvero semplice, dimostra la creatività di Nerdy Penguin. Specie se si considera che il tutto è studiato con grande attenzione e che in ognuna delle ambientazioni di Time for Bed il bambino deve cimentarsi in un gioco differente. “La prima location in cui il giocatore si ritrova proiettato è una mansarda. Lì deve portare accendere la console per portare a termine un’avventura incentrata sul superamento di trappole di ogni genere. Nella seconda location invece si è alle prese con uno sparatutto ricco di azione.” Superando determinate sfide, inoltre, si sbloccano oggetti decorativi per abbellire la console. Questi elementi non sono soltanto estetici, ma incrementano ulteriormente la difficoltà dei tre giochi rendendo le loro sfide sempre più intricate.

L’intervista giunge così al termine e Hayatoskie decide di offrire un ultimo dettaglio. “Time for Bed ha un design altamente espandibile: combina giochi retrò, ambientazioni originali ed elementi horror per creare un’esperienza divertente. All’inizio rilasceremo il gioco con tre ambientazioni e altrettanti giochi per mantenere un equilibrio con la storia. Tuttavia, qualora Time for Bed venisse accolto positivamente, Nerdy Penguin lo arricchirà con contenuti aggiuntivi.” Non resta quindi che augurare buona fortuna ad Hayatoskie e Damegane.

In attesa di poter giocare, tra non molto, a Time for Bed. Rigorosamente prima di andare a dormire. Perché come questa opera vuole ricordarci, non è bene fare arrabbiare la mamma. Mai.

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